Il primo terremoto, un anno dopo

“Dio è amore.” A un anno dal primo terremoto del 2016, queste tre parole dalla lettera di San Giovanni, che toccano il profondo dell’anima con speranza e coraggio, sono, oggi più che mai, tutto ciò che si può dire. Nei giorni immediatamente successivi al terremoto si sentiva il peso del tragico evento in isolamento e silenzio. Nei mesi successivi quando, scossa dopo scossa, abbiamo assistito alla distruzione definitiva della Basilica di San Benedetto e di tutte le altre chiese di Norcia, abbiamo visto che la nostra tragedia era una delle tante in questa sequenza di terremoti. Era solo una parte di una lunga storia di collassi, distruzione, morte, ma, nel mistero nascosto dell’amore di Dio, anche di redenzione e resurrezione.

L’impressionante ferita inferta alla storia umana con il pugnale del terremoto di San Bartolomeo, il 24 agosto dello scorso anno, ci ricorda ancora una volta che non possiamo controllare tutto; non siamo Dio; non siamo i maestri né dell’universo, né dell’appezzamento di terra sotto i nostri piedi. Continuiamo sempre ad illuderci del nostro potere, illusione che Dio nella Sua misericordia ci concede, affinché attraverso la nostra ottusità, la nostra cecità ed il fallimento di essere il nostro stesso dio, la Sua vera bontà e il Suo vero amore possano rivelarsi in gloria, splendore e verità. Il mistero profondo che i terremoti del 2016 svelano, come tutti i disastri inaspettati, è che Dio ci permette di arrivare a capire la nostra impotenza in modo da poter avere una vera speranza nell’Unico che abbia il potere di passare dalla morte alla vita.

A un anno dal primo terremoto la nostra missione come monaci è più che mai chiara: vivere come testimoni del potere della verità che Dio è amore. La sofferenza e la morte di Cristo sulla croce, un dono gratuito di amore assoluto per noi uomini peccatori, è la chiave interpretativa della vita. Dio ha lasciato il Suo unico Figlio morire per noi per amore. Ogni volta che guardiamo Cristo nella nostra sofferenza, nei nostri momenti di solitudine e di tristezza, possiamo provare quell’amore e manifestare vera speranza, vera gioia. Possiamo provare una gioia costante, anche quando gli edifici crollano, una serenità che persevera attraverso la tragedia.

In Cristo,

Priore Benedetto Nivakoff, O.S.B.