Epifania: non più soli

Beata Epifania!

Una scena che viene sempre riecheggiata, nella Strofa Seconda del Canto di Natale di Dickens, che tutti gli anni a partire dal 26 dicembre leggiamo in refettorio, illustra un giovane Ebenezer da solo, seduto, sta leggendo spaventato, triste e pieno di angoscia. Senza essere mai esplicito, vediamo nella sua solitudine la fonte dei suoi guai successivi. Anche nella fretta di Scrooge di lasciare la scena vediamo un’anticipazione, una premonizione di ciò che accadrà, non solo al vecchio, avaro lavoratore indefesso, ma anche alla nostra stessa generazione.

C’è chi ci chiede cosa hanno in comune i monaci, quali legami gli uomini chiamati alla vita monastica condividono nelle loro storie vocazionali. La risposta lascia stupiti. Da tutto il mondo, da ogni situazione economica, dalle grandi e dalle piccole famiglie, ognuno di loro prova un profondo sentimento di perdita, di abbandono. I “social” media, l’onnipresente smartphone, la musica e la televisione dappertutto, nessuno di essi ha mai risolto il profondo bisogno dell’uomo di compagnia.

Molti libri che si possono leggere confermano quella intuizione, sintetizzata con tanta eloquenza da Sant’Agostino secoli fa, che il cuore non riposi finché non riposa in Dio: questa, per noi, è una profonda convinzione. Solo “l’Essere” è capace di soddisfare il profondo bisogno dell’uomo di compagnia spirituale.

L’odierna dell’Epifania celebra tre uomini che, guidati da una stella, vanno ad adorare il bambin Gesù. Al tempo stesso, è uno sguardo sulla vocazione monastica, un’improbabile collezione di re e pastori, poveri e ricchi, bestie e uomini. I personaggi del presepe si sentono profondamente abbandonati, ma trasformano il loro abbandono in solitudine e trovano, inaspettatamente, una gioia straordinariamente grande (gavisi sunt gaudio magno valde), perché adorando Dio, non sono più soli.

Oggi a Norcia due giovani seguono il loro esempio: uno è diventato novizio e ha preso l’abito, l’altro ha fatto la professione semplice, attraverso i voti di obbedienza, stabilità e conversione come fossero oro, incenso e mirra.

Nel “Sì” di questi due uomini alla solitudine del presepe, anche la comunità dei monaci rinnova il suo “Sì”. L’abbandono diventa solitudine, i monaci quando venerano e adorano tutti insieme scoprono in fondo di non essere più soli.

Mentre ci avventuriamo nell’anno nuovo, abbiamo ancora molto da ricostruire; il vostro supporto è sempre necessario. Quello che ci donate lo portiamo a Cristo nella mangiatoia. Lì ci rendiamo conto di non essere soli. La nostra preghiera è che voi e i vostri cari possiate rendervene conto.

Pax,
Prior Benedetto Nivakoff, O.S.B.